Comunità energetica rinnovabile: in parole povere, la chiave di volta per non affrontare da soli l’inevitabile transizione energetica che coinvolge non solo l’Italia, ma anche ogni Paese della Comunità europea.
Sì, ok, d’accordo… Ma di che cosa stiamo parlando? Proprio per spiegare nel modo migliore quest’argomento, abbiamo organizzato un incontro pubblico il 18 aprile 2023, nella Sala consiliare di Cantello.
I relatori sono stati il dottor Dino De Simone, Responsabile Area tecnica studi e strumenti per la transizione energetica e la decarbonizzazione, il dottor Gianluca Ruggieri, Ricercatore del Dipartimento di Scienze teoriche e applicate dell’Università dell’Insubria e l’architetto Sergio Bertoni, Assessore ai Lavori pubblici del nostro Comune.
La conferenza è stata introdotta brevemente da Giuseppe Cocquio, appunto di Legambiente Cantello, e dalla nostra sindaca Chiara Catella.
Ma ora torniamo a bomba e spieghiamo di che cosa si tratta.
CHE COS’È UNA COMUNITÀ ENERGETICA RINNOVABILE
Il nome dice tutto, ma entriamo nel dettaglio con un piccolo esempio, molto terra terra, ma illuminante.
Mettiamo che tu sia stanco di avere la bolletta dell’elettricità davvero troppo onerosa per le tue possibilità finanziarie. Mettiamo che tu voglia contribuire in prima persona alla salvaguardia dell’ambiente e a combattere il cambiamento climatico. Mettiamo tutti quei problemi e quelle preoccupazioni che il consumo elettrico ci dà. Che puoi fare?
Le soluzioni potrebbero essere due: la prima è di costruire sul proprio tetto un impianto fotovoltaico. Ma potrebbe essere anch’esso oneroso, dato che ricade interamente sulle spalle del singolo.
La seconda, un po’ meno conosciuta, è di aderire a una comunità energetica rinnovabile. Una comunità prevede un’associazione tra diversi soggetti, che possono essere privati oppure pubblici, che si costituiscono ente legale per produrre energia elettrica pulita e condivisa attraverso fonti rinnovabili come gli impianti fotovoltaici, a prezzi accessibili ai propri membri.
In due parole, non sei più solo a dover affrontare la transizione energetica!
HAI 3 MINUTI PER CAPIRE TUTTO E BENE?
COME FUNZIONA
Ci dirai: ma a me che cosa cambia, se in ogni caso devo costruirmi un impianto fotovoltaico da mettere in comune? Ecco, non è proprio così…
Mettiamo che, nel tuo paese, il Comune abbia già costruito vari impianti fotovoltaici per i propri edifici pubblici. Una scuola, per esempio. Mettiamo che anche una piccola/media impresa abbia deciso di alimentare le proprie strutture con un impianto fotovoltaico…
Mettiamo che l’energia prodotta superi il fabbisogno sia dell’impresa, sia della scuola comunale. Di solito, a questo punto scatta il meccanismo dello Scambio sul posto (Ssp): ogni anno, il Gestore dei servizi energetici (Gse) controlla quanta energia è stata consumata e quanta rimessa in circolo e rimborsa la differenza, nel caso ci sia stata.
Se invece il Comune e l’azienda decidono di distribuire la loro energia localmente, costituendo una comunità energetica rinnovabile, i vantaggi economici di ritorno sono davvero molti di più!
E mettiamo che anche tu, con il tuo impianto, partecipi a questo interscambio locale di energia. Ecco che anche i tuoi vantaggi aumentano!
Inoltre, parliamo di Pubbliche amministrazioni e aziende soltanto perché spesso questi soggetti diventano entità trainanti. Ma non esiste alcun obbligo! Anche tu e i tuoi amici, parenti, conoscenti che possedete un impianto fotovoltaico nelle vicinanze potete costituire una comunità energetica rinnovabile!
RICAPITOLIAMO…
Per sommi capi, aprire e gestire una comunità energetica è davvero semplice. Ecco i punti essenziali:
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I soci mettono in comune gli impianti.
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I soci autoconsumano l’energia rinnovabile prodotta.
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Lo Stato, tramite il Gse, incentiva economicamente l’autoconsumo.
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La Comunità energetica rinnovabile investe gli incentivi per fini sociali e ambientali del territorio e dei soci.
L’ultimo punto merita un approfondimento, perché sottolinea una cosa importante: i soci della comunità, infatti, non soltanto beneficiano di notevoli vantaggi, ma riescono persino a produrne.
Come? Riducendo l’impatto ambientale, prima di tutto, e contribuendo in prima persona alla transizione energetica.
Ma non basta: la comunità è anche una delle soluzioni per contrastare la povertà energetica, integrando tutti i consumatori, a prescindere dal loro reddito, contribuendo a ridurre i costi per l’approvvigionamento elettrico e sostenendo, di conseguenza, anche i soggetti più fragili.
CHE COSA CI VIENE IN TASCA
Tutto bello, tutto fantastico, ma… a me che cosa me ne viene davvero in tasca?
Ok, sveliamo finalmente tutti i benefici economici:
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Riduzione della bolletta: riducendo il quantitativo d’energia prelevata dalla rete pubblica, il costo si riduce.
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Accesso alle tariffe incentivanti. Per approfondimenti, ti rimandiamo al sito del Gse: I contributi spettanti
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La valorizzazione dell’energia elettrica non consumata direttamente e quindi immessa in rete, che può esser gestita attraverso il ritiro dedicato o la vendita sul libero mercato.
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I vantaggi fiscali: si può usufruire delle detrazioni sulle imposte del 50 per cento dei costi sostenuti per la realizzazione dell’impianto fotovoltaico.
Insomma, i vantaggi ci sono. Gli svantaggi, invece, sono pochi: il più grosso è, senza dubbio, la burocrazia che impesta anche questa nuova possibilità e che, a volte, può davvero scoraggiare. Per questo auspichiamo che enti di un certo peso (le Pubbliche amministrazioni, appunto) possano farsi carico di questi iter.
ECCO LA CONFERENZA
Per chi non ha potuto partecipare all’incontro del 18 aprile, ecco il video della conferenza. Ok, a un certo punto il video s’interrompe perché…. si è scaricata la batteria della fotocamera! Non pensavamo che sarebbe stata così lunga!
Ma ormai eravamo arrivati alle domande: le informazioni principali ci sono tutte.
In più, per chi desidera approfondire, ecco anche due link dove può scaricare le slide delle presentazioni, che chiariscono ancor di più i vari temi.








