Cammini mai lungo i sentieri dei Tre Scali? Ti sei mai fermato a osservare come la natura, in cinquant’anni, ha ripreso possesso della cava ex Coppa, trasformando una ferita del territorio in un angolo dove piante spontanee e fauna selvatica hanno trovato casa?
Bene, tutto questo potrebbe cambiare. E cambiare radicalmente.
Nelle ultime settimane si è acceso un dibattito che coinvolge tutti noi abitanti di Cantello: in un’assemblea pubblica dell’8 luglio 2025, una società privata, la Seprio S.r.l. (ditta di scavi) – rappresentata dalla sua amministratrice delegata nonché proprietaria Barbara Pensini e dal geologo Giovanni Zaro – ha avanzato una proposta per riqualificare la cava trasformandola in una collina terrazzata, usando materiale di scavo.
Non un progetto definito, attenzione. Per ora è solo una proposta, ancora da delineare nei dettagli, ma con numeri che già fanno riflettere.
I NUMERI SUL TAVOLO
Partiamo dai fatti. La proposta preliminare presentata dalla Seprio S.r.l., che si dichiara proprietaria dell’area, prevede:
- Un’area complessiva di 135.000 metri quadrati, di cui un’area di intervento di circa 39.000 metri quadrati (quanto circa 5 campi da calcio);
- Un riempimento con circa 400.000 metri cubi di terre di scavo;
- Un cantiere della durata prevista di 6 anni, con possibile proroga di altri 4 anni;
- Un traffico stimato di circa 8 camion al giorno, per un totale di diverse migliaia di passaggi nel periodo.
Tutto questo in un arco di tempo che, di primo acchito, parrebbe essere di dieci anni, forse più.
Pensiamoci: anni di camion che attraversano il nostro territorio, anni di cantiere in un’area che fa parte del PLIS Valle Bevera, un’area protetta per la sua importanza ambientale.
E c’è chi teme, non senza ragione, che un’operazione così complessa possa prolungarsi ben oltre le previsioni iniziali.
IL COMUNE E LA VALUTAZIONE DELLA PROPOSTA
Durante l’incontro pubblico dell’8 luglio 2025, l’Amministrazione ha presentato i contenuti della proposta Seprio. Il Comune ha dichiarato che valuterà attentamente l’operazione, coinvolgendo enti come il Parco Campo dei Fiori e il gestore delle falde acquifere della Bevera (la società Lereti, del Gruppo Acinque), e che tutto sarà discusso in assemblee pubbliche aperte alla cittadinanza.
Successivamente, nella risposta pubblicata sull’informatore comunale, il sindaco Gunnar Vincenzi ha esposto le sue motivazioni per ben considerare la proposta, concentrandosi su tre punti:
Primo: la sicurezza. Secondo il primo cittadino, il fronte della cava sarebbe pericoloso, con pareti verticali che potrebbero rappresentare un rischio per chi frequenta i sentieri vicini.
Secondo: il recupero ambientale. La proposta offrirebbe l’occasione per una riqualificazione definitiva dell’area, in linea con quanto indicato dalla Relazione Tecnica del PGT 2022, che definisce l’area come Classe 4, cioè da destinare a opere tese al consolidamento, messa in sicurezza e sistemazione.
Terzo: la proprietà pubblica. Al termine dell’intervento, il Comune diventerebbe proprietario dei terreni senza sborsare un euro, eliminando per sempre il rischio che qualcuno riprenda attività estrattive private.
Ma sono affermazioni fondate? E su quali documenti tecnici si basano queste valutazioni?
LE VOCI CRITICHE: “NON È URGENTE E NON È UN BUON AFFARE”
Ma non tutti sono convinti. Almeno un’associazione locale (Amici della Terra – Varese) e alcuni cittadini attivi sul territorio, tra cui l’avvocato Simone Riva e il gruppo d’opposizione “L’Altra Cantello”, hanno sollevato obiezioni precise che meritano ascolto.
Sulla sicurezza: “L’area è così da cinquant’anni”, fanno notare i critici. “Se davvero fosse così pericolosa, perché non è mai successo nulla? La natura ha già fatto il suo lavoro, creando un nuovo ecosistema. Perché distruggerlo proprio ora?”
Sull’ambiente: Questo è il punto che più preoccupa chi ama camminare nella valle Bevera. Flora autoctona, piante spontanee, piccoli animali che hanno colonizzato l’area: tutto verrebbe cancellato da un decennio di cantiere. “Si parla di bonifica”, osservano i cittadini dubbiosi, “ma bonifica di cosa? La natura ha già bonificato da sola. La stiamo lasciando lavorare per noi.”
Sull’aspetto economico: È qui che il dibattito si fa più intenso. Non è rilevante quanto guadagni la Seprio da quest’operazione: è importante capire che cosa perdiamo noi come comunità. Sempre secondo tutte le voci critiche, il Comune riceverebbe terreni che – tra monitoraggio, responsabilità legale, manutenzione, vincoli e obblighi urbanistici – dovrebbe poi mantenere, con costi che graverebbero sui bilanci futuri.
L’impatto ambientale, il traffico prolungato, la distruzione di un ecosistema già consolidato: sono questi i costi reali da considerare. E, sempre secondo la critica, l’Amministrazione deve spiegare con documenti alla mano perché questi sacrifici sarebbero giustificati.
Il dibattito, reso pubblico da un botta e risposta tra l’avvocato Simone Riva e il sindaco Gunnar Vincenzi, oltre che da un articolo del gruppo d’opposizione L’Altra Cantello, si trova su Cantello in Comune n. 2 – Ottobre 2025: ecco le due pagine estratte dal fascicolo.
Qui, invece, la lettera scritta dagli Amici della Terra al nostro sindaco.
IL NODO DELLA TRASPARENZA: CHE COSA SAPPIAMO DAVVERO?
Ed eccoci al punto centrale: per ora, abbiamo solo una proposta preliminare. Non sappiamo ancora molte cose essenziali:
- Quali sono i veri costi e benefici economici per il Comune?
- Esistono perizie geologiche indipendenti che confermano l’urgenza di intervenire?
- Ci sono alternative meno invasive per mettere in sicurezza l’area, se davvero serve?
- Quali saranno le garanzie ambientali concrete durante e dopo il cantiere?
Cantello ha già visto situazioni simili e ha imparato, sulla propria pelle, quanto sia importante fare le domande giuste prima, non dopo.
IL NOSTRO IMPEGNO: STUDIARE, CAPIRE, CONDIVIDERE
Come Legambiente Cantello, non siamo qui per dire no a priori. Siamo qui perché amiamo questo territorio e vogliamo che ogni scelta sia davvero nell’interesse di tutti, non di pochi. Per questo ci impegniamo a:
- Chiedere e studiare tutta la documentazione disponibile, compresi gli atti di acquisto e gli studi tecnici
- Verificare i numeri con esperti indipendenti, per capire se l’operazione ha senso davvero
- Condividere tutto con voi cittadini, passo dopo passo, senza nascondere nulla
- Promuovere il confronto, perché le scelte sul territorio si fanno insieme
UNA SCELTA CHE CI APPARTIENE
La cava ex Coppa non è un problema tecnico da risolvere su una scrivania. È un pezzo del nostro paesaggio, è l’aria che respiriamo quando usciamo a camminare, è il verde che vogliamo lasciare ai nostri figli.
Le domande sono sul tavolo: questa proposta è davvero necessaria? Siamo sicuri che sia nell’interesse pubblico? Esistono modi migliori per tutelare sicurezza e ambiente insieme?
Le risposte non possono arrivare da un’unica voce. Devono emergere dal dialogo aperto tra chi amministra, chi studia, chi abita, chi cammina su quei sentieri. Le prossime assemblee pubbliche saranno decisive: partecipiamo, facciamo domande, pretendiamo risposte chiare.
Perché su una cosa siamo tutti d’accordo: il futuro della valle Bevera lo decidiamo noi, non può essere scritto solo sulla carta di una proposta preliminare.






