Cantello, 18 dicembre 2010
Devo a mio nonno la persona che sono.
PRIMO RICORDO, I BOERI
Avrò avuto si o no cinque anni e ogni pomeriggio mio nonno mi portava con lui alla Società Operaia e mi comprava un boero.
Per me quel cioccolatino ripieno di liquore e ciliegia era una delizia.
Una volta se scartavi un boero e avevi fortuna, ci trovavi dentro la scritta “ne hai vinto un altro”! E allora la delizia era doppia!
SECONDO RICORDO, L’ASILO
Non sono mai voluta andare all’asilo.
Stavo in campagna con il nonno e intanto mia nonna mi insegnava a leggere e a scrivere.
Alla frequentazione della scuola non ho potuto oppormi.
Però lui, nei primi giorni delle elementari era lì ad aspettare con me lo squillo della campanella d’inizio delle lezioni e, all’ultimo squillo, lui era ancora lì ad aspettarmi per accompagnarmi a casa.
TERZO RICORDO, IL CIBO
La verdura che ha sempre coltivato nell’orto di casa.
Io non ho mai mangiato insalata del supermercato.
E i capponi. Ogni Natale.
QUARTO RICORDO, IL GIORNALE
La prima cosa che faceva alla mattina era andare in edicola a prendere il giornale: la Repubblica.
La seconda era una breve sosta al circolino per dare un’occhiata al giornale: l’Unità.
Ha sempre avuto per me una parola gentile.
Una sua carezza sulla testa nei miei momenti difficili arrivava sempre.
Anche se non gliela chiedevo.
“MI PIACE PENSARTI…”
Non so dove sei ora. Di certo avrai già abbracciato i tuoi cari: la mamma Rosa e il papà Peppino, Eugenia ed Ezio.
Mi piace pensarti in un luogo con persone che stimavi, anche se non conoscevi, ma con le quali condividevi gli stessi valori: Democrazia, Resistenza, Libertà e quel profondo senso civico che ti ha sempre contraddistinto.
Che so…magari sono li con te ora Sandro Pertini, Cesare Pavese, Enrico Berlinguer, Papa Roncalli, Enzo Biagi.
Magari c’è pure il nostro caro Faber che ti canta “Don Raffaè” che ti piaceva tanto.
Se davvero fosse così, nonno, in quanto a compagnia – cavoli! – saresti messo molto meglio di noi.
Negli ultimi anni il nonno era diventato un po’ sordo.
Alla proposta di mettere un apparecchio acustico ci diceva: “No, no. Mi vori murì senza artifizi”. Era un semplice.
Lui sarebbe stato felice di potervi salutare nella bella chiesa del nostro cimitero.
Purtroppo ciò non è stato possibile. Un vero peccato!
Vi chiedo, se potete, un piccolo sforzo di immaginazione: di chiudere gli occhi per un attimo. Di fingere di essere nella spoglia chiesetta romanica “senza artifizi” e bella proprio per questo. Un po’ fredda ma riscaldata dall’energia buona della sua storia secolare.
Cercate, se potete, di sentirlo anche un po’ di freddo.
E così, di pensare all’Olimpio, ciascuno a modo suo.
Federica